UNO SGUARDO AI MERCATI

Il quadro macroeconomico internazionale rimane sostanzialmente invariato, evidenziando una perdurante situazione di debolezza. I dati sulla crescita economica rimangono negativi anche per quanto riguarda gli indicatori prospettici.
Le tensioni commerciali degli Stati Uniti con la Cina e, più recentemente, con l’Europa hanno effetti negativi sulla crescita globale e si traducono in un atteggiamento di prudenza sui mercati. La Banca Centrale Europea e la Federal Reserve negli Stati Uniti hanno prima annunciato e poi intrapreso un nuovo ciclo di stimolo monetario indirizzato al sostegno dell’economia. Come conseguenza i tassi di interesse rimangono estremamente bassi anche sulle scadenze più lunghe, grazie anche ad un tasso di infl azione debole, specialmente nell’Eurozona. Di qui alla fi ne dell’anno, l’attenzione sarà concentrata sulla evoluzione delle trattative tra Stati Uniti e Cina e la relativa guerra dei dazi, ma anche su altri potenziali rischi geopolitici come quelli legati a Brexit e tensioni nel Medioriente.
I rendimenti di Plurifonds risultano positivi per tutti i comparti, evidenziando una crescita più che soddisfacente e stabile dall’inizio dell’anno ed in linea con quelli dei benchmark di riferimento. Al 30 settembre, la resa dei 5 comparti è pari a:



I RENDIMENTI DEI FONDI PENSIONE E DEL TFR NEL BREVE E LUNGO PERIODO (Dati in %)



MEGLIO LA PREVIDENZA INTEGRATIVA

La previdenza complementare, oltre alla possibilità di ottenere una rendita integrativa della pensione obbligatoria, rappresenta un’opportunità di risparmio che consente di affrontare con maggiore serenità eventuali difficoltà personali e lavorative, anche agevolando l’uscita dal mercato del lavoro e la transizione verso il pensionamento.

Il fondo pensione nasce quindi con un obiettivo specifi co: aiutare il lavoratore a colmare il gap tra rendita pensionistica e ultimo stipendio. Il tasso di sostituzione stimato al momento del pensionamento per un 35enne che inizia a lavorare oggi con uno reddito lordo annuo di 30mila euro è del 60% circa. Questo signifi ca che tra il suo ultimo stipendio e il primo assegno Inps ci sarà un buco del 40%, un gap che non permetterà al pensionato di mantenere lo stesso tenore di vita che aveva durante l’attività lavorativa.

Proprio per questo il Fondo Pensione ha delle regole fi nalizzate a conservare l’investimento per un lungo periodo di tempo.

Prima si inizia a versare nella previdenza integrativa, maggiori saranno anche i benefici fiscali, a partire dalla deducibilità (abbattimento dell’imponibile fiscale) dei contributi versati fino a un massimo di 5.164,57 euro.

È vero che investendo in azioni e obbligazioni ci si espone al rischio mercato e quindi a potenziali perdite ma nel lungo periodo, i mercati hanno sempre restituito ritorni positivi agli investitori quindi la strada giusta sembra essere proprio quella del fondo pensione. La via del fondo pensione offre inoltre il vantaggio di poter versare nel Fondo anche il TFR, avvantaggiandosi di una tassazione delle prestazioni finali nettamente favorevole con un’aliquota massima del 15% contro il 23% minimo che colpisce la liquidazione lasciata in azienda.

Cosa scegliere poi tra fondi aperti, chiusi e Pip dipende da diversi fattori. Uno potrebbe essere quello dei costi, 

che mediamente sono più bassi per i fondi chiusi e più alti per i Pip. Oppure si potrebbe guardare al rendimento 

offerto in passato. In questo caso, secondo gli ultimi dati Covip, fanalino di coda sono ancora i piani individuali 

pensionistici, con un rendimento annualizzato dell’1,2% per i comparti obbligazionari e del 5,4% per le linee 

azionarie. Fondi chiusi e aperti, invece hanno rendimenti praticamente allineati.

(per approfondimenti: L’Economia del Corriere della Sera – 30.09.2019)